Instagram ADS

Quali sono i segreti della gestione advertising specifica per Instagram? E’ possibile gestire le ads in Instagram, in assoluta autonomia e senza l’aiuto di un esperto? Se hai un’attività commerciale, se sei un professionista o vuoi solo farti conoscere, di certo ti stai ponendo anche tu queste domande.

Grandi segreti non ce ne sono, nel senso che il vero “”trucco”” risiede nella conoscenza della piattaforme, nelle competenze di marketing strategico e nell’impegno profuso nella progettazione dei contenuti. Per quanto concerne la questione “”dell’autonomia””… Beh: in via del tutto potenziale è possibile fare da sé, ma è comunque rischioso. I motivi sono numerosi, e non solo tecnici.

Dunque, ti consiglio di leggere questa guida: chiarirò una volta per tutte il rapporto tra Instragram e il fai da te. Successivamente, parlerò del mezzo dal punto di vista pubblicitario. Ti spiegherò, insomma, i fondamentali delle ads in Instagram, ti presenterò gli strumenti da utilizzare e ti fornirò qualche consiglio per sbagliare il meno possibile.

Gestire le ads in Instagram: i rischi per i principianti

Dunque, le ads in Instagram possono essere gestite senza fare affidamento a un professionista? In realtà, sì. La questione non ruota attorno alla possibilità di programmare un ads: gli strumenti, almeno a certi livelli. sono di immediata comprensione e le interfacce piuttosto accessibili.

La questione ruota attorno al concetto di efficacia. Ottenere risultati da soli, se non si è del mestiere o non si è reduci da un percorso formativo ad hoc, è molto complicato. Dunque, il consiglio è di fare affidamento a un professionista.  Sarebbe meglio, anzi, delegare a lui la progettazione e l’esecuzione delle campagne pubblicitarie, e quindi interagire con questi nella veste di cliente. Se però senti di poter agire in prima persona, il contributo di un esperto rimane necessario a livello consulenziale, per evitare di commettere gli errori e dirimere gli inevitabili dubbi. Queste precisazioni sono d’obbligo in quanto Instagram porta a un errore di prospettiva: le interfacce sono realmente accessibili, lo stesso social è pensato per essere assolutamente userfriendly anche dal punto di vista di chi vuole vendere un prodotto, un servizio o anche solo promuovere se stesso.

In parole povere, Instagram sembra facile, anche molto facile, ma non lo è affatto. A chi affidarsi? Di professionisti del marketing e della comunicazione è pieno il mondo (e internet). Dovresti però concentrati sui media buyer. Questi professionisti sono “”nati”” per fornire spazi pubblicitari, secondo un meccanismo della compravendita finalizzato alla riduzione dei costi. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni tale figura si è evoluta, invadendo con efficacia anche le sfere attigue. I media buyer moderni, quindi, sono in grado di gestire le campagne dalla A alla Z, accorciando la filiera e garantendo un servizio prima appannaggio di più professionalità.

Io, Alessandro Lorenzi, sono uno di quei media buyer. Posso accompagnarti nella progettazione, elaborazione ed esecuzioni delle tue campagne pubblicitarie. Qualora volessi delegare l’intero processo, sono in grado di occuparmene nella sua interezza, recependo le tue necessità e realizzando i tuoi obiettivi.

Le particolarità di Instagram

Partiamo con la guida. Il primo passo è conoscere la piattaforma. Dunque, è utile fare una panoramica di Instagram. E’ uno dei social più conosciuti e frequentati, secondo forse a Facebook. Anzi, sta guadagnando terreno rispetto a quest’ultimo, “”rubandogli”” l’utenza. Questa dinamica già si riflette nella struttura demografica di Instagram, a prevalenza giovanile.

Non che sia particolarmente importante per Facebook: le due piattaforme appartengono allo stesso gruppo. Un dettaglio, questo, che produce implicazioni importante lato advertising. Al di là di ciò, Instagram presenta alcune peculiarità rispetto alle altre piattaforme, in primis rispetto a Facebook. Per esempio, l’algoritmo è meno severo, meno improntato sull’advertising.

Se i contenuti di una pagina FB vengono visti solo da una minima parte dei “”follower””, i contenuti di un account Instagram sono ben più accessibili La differenza più importante riguarda però la tipologia di contenuti. Non che Instagram vieti i testi, ma tutto ruota attorno alle immagini e ai video, presenti sotto varie forme: post singoli, post carosello, storie, reel e altro ancora.

Si segnalano importanti differenze anche sulla complessità generale dei tipi di utenza. Su Facebook abbiamo gli account, le pagine, i gruppi. Su Instagram abbiamo solo gli account, divisi eventualmente in account standard e account business. Per inciso, solo con questi ultimi è possibile fare dell’advertising e visualizzare gli insight. Dall’esterno, ovvero da chi fruisce i contenuti, cambia molto poco. In ogni caso, è sufficiente un paio di clic per passare da account standard ad account business.

Si segnalano inoltre alcune differenze all’apparenza più piccole, ma che incidono parecchio sulla progettazione della campagna. Per esempio, a differenza di Facebook, non è possibile postare dei link. Questi possono essere inseriti sono nella bio. Se l’account è molto seguito, e ha un numero di follower alto (almeno 10.000), i link possono essere inseriti anche nelle storie. E’ bene fare un altro appunto sulla struttura demografica di Instagram.

Nella vulgata, ormai Instagram è il social dei giovani, Facebook il social degli over 50. Tendenzialmente ciò è vero, ma è comunque una semplificazione. Anche perché i giovanissimi stanno già migrando verso altre piattaforme, come TikTok. Tuttavia, su Instagram di over 50 non se ne vedono tantissimi. Queste informazioni non sono mere curiosità, ma elementi importanti per valutare i canali da utilizzare in relazione al prodotto/servizio offerto. Vi è infine una differenza nel tenore dei contenuti, o per meglio dire sull’identità del social.

Su Facebook ci si si svaga e si discute, su LinkedIn ci si scambia contenuti professionali e si stringono legami, su Instagram ci si distrae e si seguono gli influencer (o le persone) che ci interessano. Non che manchino i dibattiti, ma non rappresentano il “”centro del discorso””. Non è un dettaglio di poco conto: conoscere come funziona una piattaforma oltre il mero dato tecnico permette di creare contenuti più interessanti per le persone che vogliamo raggiungere. Essere fuori luogo significa, infatti, non esserci.

I due metodi per la gestione delle ads in Instagram

Instagram ha un’altra peculiarità, dal punto di vista dell’advertising: fornisce, direttamente o indirettamente, due tool differenti. Il primo è “”interno”” e accessibile direttamente dalla piattaforma. In un certo senso, è simile al pulsante “”promuovi post”” di Facebook. Il secondo è “”esterno””, e non è altri che il Business Manager di Facebook.

Ciò non deve stupire, visto che Facebook e Instagram fanno parte del medesimo gruppo. I due metodi differiscono parecchio l’uno dall’altro. Il tool interno è molto più semplice da utilizzare, ma presenta anche meno opzioni e strumenti. La questione riguarda soprattutto la targetizzazione: è molto più grezzo. Infatti, permette solo una targetizzazione simile a quella consentita dal tool “”pubblico salvato”” di Facebook: interessi, demografia, caratteristiche generali, nessuna funzione di tracciamento. Questo aspetto è invece ben sviluppato in Business Manager. In linea di massima, quest’ultimo  è molto più accurato, preciso e ricco di opzioni. E’ anche più complesso, dunque è necessario un minimo di competenze per sfruttarlo a dovere.

I rischi di una targetizzazione superficiale

Molti tagliano la testa al toro e si limitano al tool interno. Ebbene, si tratta di un errore, per altro tipico di chi, magari galvanizzato da qualche risultato superiore alle attese, sottovaluta la complessità della piattaforma e dei comportamenti sociali. Targetizzazione superficialmente significa diminuire l’efficacia di una campagna di comunicazione. In parole povere, porta a queste conseguenze.

  • Le conversioni scarseggiano. Targetizzare male significa rivolgersi a un pubblico poco ricettivo rispetto al prodotto o al servizio offerti. Pochi comprano, pochi interagiscono.
  • I costi lievitano. Non in senso assoluto, dal momento che i budget possono essere fissati in partenza, ma in senso relativo. Ovvero, rispetto al ritorno dell’investimento pubblicitario, anche noto come ROAS, concetto importante, anzi fondamentale per chiunque voglia fare advertising.
  • Si costruisce una fan base sbagliata. E’ una conseguenza di cui si tiene poco conto ma che può avere implicazioni pessime. Se ci si rivolge a persone sbagliate, si costruisce una fan base diversa da quella in programma. Nella migliore delle ipotesi, sarà troppo piccola per fare danni. Nella peggiore delle ipotesi, interagirà in modo poco appropriati rispetto agli obiettivi di partenza, creando uno scollamento a livello di immagine percepita. L’immagine di un account, infatti, è data anche dai commenti che popolano i post.

Le fasi precedenti alla gestione advertising

Al di là di queste considerazioni “”operative””, per far funzionare le ads in Instagram è necessario curare la fase strategica. Un imperativo che, a dire il vero, coinvolge tutte le piattaforme, anzi tutti i canali. In cosa consiste? Rimando alla guida sulla gestione advertising in generale, ma in linea di massima tale fase comporta alcune prese di posizione, dalle quali procedono le azioni successive, quindi la progettazione e l’elaborazione delle ads (tra le altre cose).

  • Obiettivi. Vuoi vendere un prodotto o un servizio? Vuoi diventare un influencer? Vuoi preparare il terreno su una specifica classe di prodotto per poi vendere più agevolmente? Sono obiettivi ben distinti, che devi conoscere ancora prima di iniziare.
  • Target. Non esiste una campagna pubblicitaria senza uno o più target. Individuare il target e conoscerlo significa comunicare più efficacemente.
  • Messaggio. Il messaggio deve essere uno o al massimo un paio. Una volta individuato, potrai declinarlo nei modi più svariati, adeguandolo alle situazioni e ai canali.
  • Canali. Stiamo parlando di Instagram, ma non è detto che sia utile sempre e comunque. Se per esempio vendi prodotti per anziani, forse è meglio puntare su altre piattaforme.

Consigli per elaborare delle buone ads in Instagram

Insegnare la gestione ads in Instagram richiederebbe un manuale, non un tutorial o una guida. Le informazioni che ho riportato fin qui sono però utili, e permettono di iniziare con il piede giusto. Vale dunque la pena completare il quadro con qualche consiglio e qualche FAQ. Partiamo dai consigli.

  • Cura la parte strategica. La parte strategica è propedeutica a tutto il resto. Se non sai cosa vuoi, a chi ti devi rivolgere, cosa vuoi dire anche la migliore delle ads risulterà poco efficace.
  • Utilizza i tool secondo le loro specificità, non secondo il grado di difficoltà. Business Manager e il tool interno sono molto diversi. Utilizzali a seconda delle loro specificità. Molti passano direttamente al tool interno in quanto è più semplice: ebbene, si tratta di un errore.
  • Pensa a come monetizzare il traffico. A primo acchito, Instagram è “”bravo”” ad attirare traffico profilato, ma potrebbe peccare di strumenti per convertire tale traffico in vendite. Ebbene, esistono metodi per sopperire a questa mancanza. I professionisti li conoscono: informati o rivolgiti direttamente a loro.
  • Rispetta la piattaforma. Per rispetto, ovviamente, si intende “”rispetto per il linguaggio””. Instagram ha un tenore tutto suo, più leggero di molti altri social. Tienilo bene a mente quando elabori le ads (ma ciò vale anche per i contenuti organici, ovvero quelli per cui non intendi effettuare una spesa pubblicitaria).
Media Buyer

Risposte alle domande sulle Instagram ADS

Alcune domande sono tipiche, e rispondono a dei dubbi piuttosto frequenti da parte di coloro che mostrano interesse verso la gestione advertising. Eccole qui sotto forma di FAQ.

Le ads in Instagram possono essere gestite in modalità fai da te, senza l’aiuto di un esperto?

Sì, ma rischiano di essere poco efficace e risolversi in una spesa infruttuosa.

E’ meglio utilizzare Business Manager o il tool interno?

E’ meglio utilizzare il Business Manager, in via tendenziale. Per promuovere alcuni contenuti, come i post carosello, è però necessario il tool interno. In linea di massima, sarebbe bene alternarli secondo le esigenze.

Instagram è utile se voglio vendere un prodotto?

Sì: come tutti i social network, Instagram è un attrattore di traffico profilato (o profilabile). Rispetto a Facebook e ad altre piattaforme, il percorso che porta alla vendita è più indiretto. Del resto, non è possibile – eccetto in casi rari – nemmeno postare dei link.

Quale obiettivo di marketing si addice meglio a Instagram?

Di base, la brand awareness e la brand reputation. Chi si insegna però può utilizzarlo con profitto anche per vendere.

Instagram va utilizzato sempre?

E’ un social generalista (per quanto non generalista quanto Facebook) dunque la risposta breve è: sì. La risposta lunga invece è: in alcuni casi, se il tuo target è quasi assente dalla piattaforma, no; se la frequenta poco, devi stare attento a come distribuisci sforzi e budget.

Costa molto fare marketing con Instagram?

I costi pubblicitari sono assimilabili a quelli di Facebook. Quindi, per chi sa utilizzare le piattaforme, sono piuttosto bassi.

FAQ

Ciao, sono Ale Lorenzi e mi occupo di Media Buying. Sono un professionista che supporta il cliente nella gestione delle azioni di digital marketing.

Alessandro Lorenzi | Via Cadore 11 31020 San Vendemiano (TV) | P.IVA: 04822620268

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